Archivi categoria: ArcheoClub

Archeoclub Catania “apertura anno sociale 2016 – 2017”

Maria Rosa Vitaliti apre l’anno sociale all ‘Archeoclub di Catania interpretando la storia della Regina Eleonora D’Angiò con i gruppi di rievocazione storica ” Eleonora D’Angiò” , “Rione Stella Aragona “, e Nocte Tempore”.

logo Archeoclub Italia

 

Catania – Nell’auditorium della scuola Pizzigoni , la presidente dell’archeoclub di Catania, Giusi Liuzzo,  ha aperto l’anno sociale 2016-2017 del sodalizio culturale con una  rappresentazione storica sulla  permanenza al casale di Malpasso, oggi Belpasso, della regina Eleonora D’Angiò , moglie di Federico III re di Sicilia e sull’altarino a lei dedicato  “Cisterna Regina “  a cura della presidente dell’archeoclub  Area paesi dell’Etna:Belpasso,  Maria Rosa Vitaliti, e dei gruppi di rievocazione storica, “ gruppo  Eleonora D’Angiò, musici Rione Stella Aragona e Nocte Tempore.

L’Archeoclub ed i tre gruppi di rievocazione storica , con la regia di Maria Rosa Vitaliti, l’adattamento dei testi a cura di Giulia Floresta, Maria Rosa Vitaliti, Pier Paolo Farace,  hanno raccontato al  numeroso pubblico  presente le  tre figure storiche della regina Eleonora : la regina politica e mamma,  interpretata da Giulia Floresta; Eleonora  vissuta all’ombra del marito  pedina di una scacchiera politica  fu mediatrice  negli scontri  tra il marito Federico ed i suoi nemici  angioini scongiurando  sia lo scisma della chiesa  e la guerra civile , distogliendo il marito  dall’alleanza con il ghibellino Ludovico il Bavaro e dallo scontro con Giovanni Chiaromonte;   la  seconda figura della regina e quella  astrologica, interpretata dall’alunna della scuola media N. Martoglio, Carla Guzzetta, questo aspetto poco conosciuto della regina è legata  alla sua permanenza a Montalbano Elicona di Messina dove finanziò con i soldi della camera reginale lo specchio  delle stelle dell’Argimusco , ossia il talismano reale , atto a proteggere la salute del re  secondo l’uso del tempo  dell’alchimia francescana realizzato da Arnoud di Villanova;  la terza  figura della regina quella francescana, interpretata da Maria Rosa Vitaliti. Si ricorda che Eleonora dopo la morte del suo sposo Federico avvenuta a Paternò nel 1337 ,   vestì l’abito di clarissa terziaria francescana e si ritirò nel casale di Malpasso  contrada Guardia e presso il monastero di San Nicolò la Rena. Questa dimora è riportata dallo storico G.Di Blasi  nel secondo volume  della Storia di Sicilia dove si legge ”l’estate  questa regina la passava vicino al Mongibello, in una casina , che era, alle radici del detto monte  al luogo  detto le” guardie” e come questa abitazione  era presso il monastero  di S.Nicola la Rena” dove la regina  con le sue ancelle ,attraverso le trazzere, si recava a pregare e dove vi mori in una umile cella  il nove agosto del 1343, per poi essere sepolta nella chiesa da lei fatta costruire,a San Francesco all’Immacolata di Catania. Altri interpreti, re Federico, a cura di Pier Paolo Farace e dei musici  e guardie , Lucio Finocchiaro, Tiziana Nicotra, Francesca Floresta , Emanuele  Zappulla, Alex Galluzzo,Annalisa Prezzavento.

Maria Rosa Vitaliti
Presidente  e consigliere nazionale Archeoclub Area Paesi dell’Etna

La testa di Ade,

storia di un recupero a cura dell’archeologa Serena Raffiotta

Belpasso -Archeoclub –Il presidente dell’Archeoclub d’Italia, Area Paesi dell’Etna, consigliere nazionale ed Ispettore onorario  per la tutela dei BB.CC.AA del territorio di Belpasso, Maria Rosa Vitaliti, nei locali del museo multimediale “ Fondazione  Carri di Santa Lucia Mechanè , ha aperto l’anno socile 2016-2017 con  l’archeologa , Serena Raffiotta che supportata da diaporama ha spiegato al numeroso pubblico presente “il ritorno del Dio Greco degli inferi a Morgantina”.
“ Con una rogatoria internazionale avviata nel 2014 dalla Procura della Repubblica di Enna, a parlare è l’archeologa Serena Raffiotta, supportata eccellentemente dalla collaborazione del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale – Nucleo di Palermo oltre che dalla disponibilità del Consolato Italiano a Los Angeles e dei vertici del J.P. Getty Museum di Los Angeles, si è finalmente conclusa con il rientro dagli USA il 29 Gennaio 2016 la vicenda della testa di Ade, prezioso reperto archeologico di epoca greca di cui finalmente è possibile ricostruire passo dopo passo la travagliata storia dalla scoperta al rimpatrio.

La testa fu trafugata tra il 1977 e il 1978 dal sito di Morgantina, nel cuore della Sicilia, che in quegli anni – parallelamente alle ricerche ufficiali avviate sin dal 1955 – diveniva bersaglio degli scavatori di frodo, autori purtroppo di alcune tra i più sensazionali ritrovamenti nel sito come la coppia di statue degli acroliti, il tesoro di argenti e la colossale statua della dea. Confluita immediatamente nel mercato antiquario, la testa fu acquistata dal magnate americano Maurice Tempelsman e nel 1985 – per il tramite dell’antiquario londinese Robin Symes – acquisita dal J.P. Getty Museum, divenendo uno dei pezzi più prestigiosi della collezione di antichità del museo per via dell’ottimo stato di conservazione dell’originaria policromia (di colore rosso mattone sono i capelli mentre di un vivace azzurro è la barba) e della particolare tecnica di esecuzione. In terracotta modellata a mano e rifinita a stecca, con i riccioli di barba e capelli lavorati uno per uno, la testa apparteneva ad una statua di culto (o busto) di dimensioni naturali databile intorno al IV secolo a.C., raffigurante il dio greco degli Inferi Ade, venerato a Morgantina insieme a Demetra e Persefone. Il culto della triade divina aveva sede in un grande santuario extraurbano nella contrada San Francesco Bisconti, messo in luce casualmente nel 1977 a seguito di scavi clandestini: i ripetuti colpi di piccone dei tombaroli sconvolsero una serie di depositi votivi, riducendo in frantumi terrecotte figurate e protomi, busti e statue di grandi dimensioni, vasellame miniaturistico, tutti manufatti riconducibili alla sfera del sacro. L’allora competente Soprintendenza per i Beni Culturali di Agrigento, intervenuta immediatamente a raccogliere i cocci abbandonati dagli scavatori di frodo, avviò nel 1979 la prima di una serie di intense campagne di scavo protrattesi fino ad anni recenti, grazie alle quali oggi abbiamo del santuario una buona seppur parziale conoscenza che consente di considerarlo il luogo di culto architettonicamente più articolato e monumentale di Morgantina. Il sospetto della provenienza della testa maschile da Morgantina è scaturito recentemente dal confronto del reperto nella collezione Getty con un piccolo frammento di ricciolo azzurro appartenente alla barba del dio, custodito da decenni nei depositi del museo archeologico di Aidone. Abbandonato sul terreno dai tombaroli all’epoca del trafugamento della testa tra il 1977 e il 1978 e immediatamente recuperato dai custodi del sito, nel 2007 il ricciolo fu pubblicato da Serena Raffiotta, archeologa e studiosa di Morgantina, socio del Club per l’Unesco di Enna, nel libro “Terrecotte figurate dal santuario di San Francesco Bisconti a Morgantina”. Successivamente, grazie all’intuizione dell’archeologa palermitana Maria Lucia Ferruzza, che in passato aveva studiato la testa al Getty Museum e che – una volta conosciuto lo studio della Raffiotta – ha immediatamente confrontato il ricciolo azzurro con la barba del dio, sono nati i primi sospetti circa la possibile provenienza da Morgantina del reperto. A seguito dell’esito positivo della comparazione diretta tra i reperti, nel 2013 la potente istituzione museale californiana ha annunciato al mondo la volontà di restituire definitivamente la testa di Ade al legittimo luogo di appartenenza, Morgantina, mostrando con questo gesto il radicale cambio di rotta nella politica di acquisizioni e gestione della propria collezione di antichità. La storia della restituzione di Ade, fatta di casualità e coincidenze, rappresenta una grande significativa vittoria della ricerca archeologica e della legalità.
Maria Rosa Vitaliti
Presidente  e consigliere nazionale Archeoclub Area Paesi dell’Etna

Il Caravaggio in Sicilia, il percorso smarrito

l’Archeoclub Area paesi dell’Etna ha presentato ad Adrano ” Il Caravaggio in Sicilia, il percorso smarrito” relatore lo studioso Alvise Spadaro.

Nell’ambito del mese  della Cultura, V edizione, primavera delle Arti e delle scienze a cura del Comune di Adrano , la presidente Maria Rosa Vitaliti dell’archeoclub D’Italia Area paesi dell’Etna  che comprende i comuni di Belpasso, Adrano e Paternò, associazione  per la salvaguardia, tutela e valorizzazione dei beni culturali del proprio territorio,  ha accettato l’invito del prof.re Matteo Bua, delegato dal sindaco per queste manifestazioni, di partecipare  a questa Kermesse della Cultura adranita con due conferenze : una svoltasi a palazzo San Domenico  con i saggisti –storici, Enrico Caltagirone  e Claudio D’Angelo, ed a palazzo Bianchi sala De Andrè  con lo scrittore, storico, ricercatore e studioso del Caravaggio , architetto Alvise Spadaro, con la conferenza “Il Caravaggio in Sicilia, il percorso perduto”.

Il  relatore  coadiuvato da   inedite immagini ha illustrato questo percorso siciliano del Caravaggio.
“ Siracusa, dove ha dipinto il seppellimento di S.Lucia, Messina  ha realizzato il quadro la natività di San Girolamo ed a  Palermo, la natività con i  Santi Lorenzo  e Francesco, a parlare è lo studioso Alvise Spadaro, sono le tre città siciliane che posseggono le grandi tele dipinte da Caravaggio nell’Isola. Deduttivamente disposte in quest’ordine, a partire dalla biografia del Bellori (1672) che non aveva mai messo piede in Sicilia, hanno costituito il percorso siciliano di Caravaggio proveniente da Malta e diretto a Napoli.  Considerando invece che Caravaggio, proveniente da Malta, era diretto a Caltagirone è più probabile che sia sbarcato al caricatore di Gela, alla stregua dei successivi viaggiatori stranieri che avrebbero fatto lo stesso percorso. Ricevuta, verosimilmente da fra’ Bonaventura Secusio, la commissione per la prima tela a destinazione francescana, da Caltagirone avrebbe raggiunto Siracusa. Dipinta la pala d’altare avrebbe raggiunto Messina via mare come farà successivamente per recarsi a Palermo (percorso più conveniente almeno fino alla seconda metà dell’Ottocento). A Palermo sarebbe rimasto nel mese di maggio e da qui non sarebbe partito per Napoli, bensì sarebbe tornato a Messina, oltre che per l’impegno preso con Nicolò di Giacomo di consegnarli tre quadri, come da nota coeva, ma anche per la testimonianza di Giuseppe Grosso Cacopardo.

presidente archeoclub Italia, sede di Belpasso e Consigliere Nazionale
Maria Rosa Vitaliti