Archivi categoria: ArcheoClub

L’archeologa Serena Raffiotta racconta ai soci archeoclub

“il ritorno del Dio greco degli inferi Ade a Morgantina”

logo Archeoclub Italia

 

Archeoclub – Nell’ambito degli incontri culturali , la presidente dell’archeoclub di Catania , prof.ssa Giusi Liuzzo , nell’auditorium  della scuola Pizzigoni ha presentato , insieme alla prof.ssa Dora Marchese, ed al presidente  dell’area paesi dell’Etna,Belpasso, Paternò  Adrano, Maria Rosa Vitaliti, l’archeologa , Serena Raffiotta che supportata da diaporama ha spiegato al numeroso pubblico presente “il ritorno del Dio Greco degli inferi <Ade> a Morgantina”.
“Con una rogatoria internazionale avviata nel 2014 dalla Procura della Repubblica di Enna, a parlare è l’archeologa Serena Raffiotta, supportata eccellentemente dalla collaborazione del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale – Nucleo di Palermo oltre che dalla disponibilità del Consolato Italiano a Los Angeles e dei vertici del J.P. Getty Museum di Los Angeles, si è finalmente conclusa con il rientro dagli USA il 29 Gennaio 2016 la vicenda della testa di Ade, prezioso reperto archeologico di epoca greca di cui finalmente è possibile ricostruire passo dopo passo la travagliata storia dalla scoperta al rimpatrio. La testa fu trafugata tra il 1977 e il 1978 dal sito di Morgantina, nel cuore della Sicilia, che in quegli anni – parallelamente alle ricerche ufficiali avviate sin dal 1955 – diveniva bersaglio degli scavatori di frodo, autori purtroppo di alcune tra i più sensazionali ritrovamenti nel sito come la coppia di statue degli acroliti, il tesoro di argenti e la colossale statua della dea. Confluita immediatamente nel mercato antiquario, la testa fu acquistata dal magnate americano Maurice Tempelsman e nel 1985 – per il tramite dell’antiquario londinese Robin Symes – acquisita dal J.P. Getty Museum, divenendo uno dei pezzi più prestigiosi della collezione di antichità del museo per via dell’ottimo stato di conservazione dell’originaria policromia (di colore rosso mattone sono i capelli mentre di un vivace azzurro è la barba) e della particolare tecnica di esecuzione. In terracotta modellata a mano e rifinita a stecca, con i riccioli di barba e capelli lavorati uno per uno, la testa apparteneva ad una statua di culto (o busto) di dimensioni naturali databile intorno al IV secolo a.C., raffigurante il dio greco degli Inferi Ade, venerato a Morgantina insieme a Demetra e Persefone. Il culto della triade divina aveva sede in un grande santuario extraurbano nella contrada San Francesco Bisconti, messo in luce casualmente nel 1977 a seguito di scavi clandestini: i ripetuti colpi di piccone dei tombaroli sconvolsero una serie di depositi votivi, riducendo in frantumi terrecotte figurate e protomi, busti e statue di grandi dimensioni, vasellame miniaturistico, tutti manufatti riconducibili alla sfera del sacro. L’allora competente Soprintendenza per i Beni Culturali di Agrigento, intervenuta immediatamente a raccogliere i cocci abbandonati dagli scavatori di frodo, avviò nel 1979 la prima di una serie di intense campagne di scavo protrattesi fino ad anni recenti, grazie alle quali oggi abbiamo del santuario una buona seppur parziale conoscenza che consente di considerarlo il luogo di culto architettonicamente più articolato e monumentale di Morgantina. Il sospetto della provenienza della testa maschile da Morgantina è scaturito recentemente dal confronto del reperto nella collezione Getty con un piccolo frammento di ricciolo azzurro appartenente alla barba del dio, custodito da decenni nei depositi del museo archeologico di Aidone. Abbandonato sul terreno dai tombaroli all’epoca del trafugamento della testa tra il 1977 e il 1978 e immediatamente recuperato dai custodi del sito, nel 2007 il ricciolo fu pubblicato da Serena Raffiotta, archeologa e studiosa di Morgantina, socio del Club per l’Unesco di Enna, nel libro “Terrecotte figurate dal santuario di San Francesco Bisconti a Morgantina”. Successivamente, grazie all’intuizione dell’archeologa palermitana Maria Lucia Ferruzza, che in passato aveva studiato la testa al Getty Museum e che – una volta conosciuto lo studio della Raffiotta – ha immediatamente confrontato il ricciolo azzurro con la barba del dio, sono nati i primi sospetti circa la possibile provenienza da Morgantina del reperto. A seguito dell’esito positivo della comparazione diretta tra i reperti, nel 2013 la potente istituzione museale californiana ha annunciato al mondo la volontà di restituire definitivamente la testa di Ade al legittimo luogo di appartenenza, Morgantina, mostrando con questo gesto il radicale cambio di rotta nella politica di acquisizioni e gestione della propria collezione di antichità. La storia della restituzione di Ade, fatta di casualità e coincidenze, rappresenta una grande significativa vittoria della ricerca archeologica e della legalità.

presidente archeoclub Italia, sede di Belpasso e Consigliere Nazionale
Maria Rosa Vitaliti

l’Archeoclub – Belpasso, fa isitare virtualmente le cave di ghiaia

grazie all’ausilio delle proiezioni di immagini a cura del dott.geologo Filippo Musarra.

BELPASSO – Nell’ambito degli appuntamenti per la conoscenza, la tutela e la salvaguardia del territorio, la presidente dell’archeoclub di Belpasso e consigliere nazionale, Maria Rosa Vitaliti, grazie alla disponibilità della preside della scuola media statale N. Martoglio di Belpasso, prof.ssa Anna Spampinato, nell’aula  conferenze dell’istituto, in collaborazione con il Cai Belpasso, si è svolta la conferenza-dibattito sul tema “ Alla scoperta della cave di Ghiara” a cura del dott.geologo Filippo Musarra che, ha iniziato la descrizione delle cave, con l’ausilio delle proiezioni di immagini, citando inizialmente la novella del Verga “Rosso Malpelo, che narra di un ragazzo abituato a lavorare in una cava di rena rossa (ghiara), ubicata tra Monserrato e la Carvana, quartieri di Catania. La presentazione si è articolata attraverso l’illustrazione dei fenomeni geologici che hanno portano alla formazione dello strato di ghiara al di sotto di ogni colata lavica.

Il relatore successivamente ha indicato l’uso che in passato si faceva della ghiara, che era molto usata in edilizia per la realizzazione degli immobili costruiti dopo i due drammatici eventi distruttivi che hanno interessato l’area di Catania alla fine del XVII secolo, ovvero la distruttiva colata lavica del 1669 e il terrificante terremoto del 1693. Attraverso un ampio uso di suggestive immagini, il geolologo, Filippo Musarra, ha condotto gli alunni della scuola media Martoglio insieme ai docenti e soci  dell’Archeoclub d’Italia – sede di Belpasso, in un viaggio virtuale all’interno di alcune cave che lo stesso ha visitato, nell’ambito dei suoi studi in materia e ha fatto vivere ai presenti il contrasto cromatico tra il nero della volta e il rosso della ghiara, presente, sia nelle pareti che nel piano di calpestio delle cave. Ha descritto un percorso immaginario che si è snodato tra le tantissime gallerie di cui sono formate le cave, che ora convergono e poco dopo divergono, formando un labirinto dove si può avere la sensazione di perdere l’orientamento. La relazione si è conclusa con l’indicazione delle forme di vita che hanno colonizzato questo ambiente ipogeo, che è molto diffuso, sia al disotto della Città di Catania, che di molti paesi pedemontani. Le cave di ghiara sono ambienti ipogei che meritano di essere tutelate, conosciute, studiate e portate alla conoscenza dei più, anche perché, come è capitato in una cava ubicata nel Comune di San Pietro Clarenza, la Soprintendenza dei Beni Culturali ed Ambientali di Catania ha dichiarato la stessa “Area di interesse archeologico” per la presenza di reperti etno –antropologici da salvaguardare. Una cava di ghiara che per il momento non ha avuto la stessa buona sorte di quella San Pietro Clarenza, è quella ubicata nelle “sciare” Susanna, circa 200 metri a nord del viale Mario Rapisardi a Catania. Tale cava segnalata al dott.Filippo  Musarra dallo speleologo Giuseppe M. Cantone ,che l’ha ampiamente visitata, attualmente rischia di sparire per sempre a seguito di ampi movimenti di terra che stanno interessando l’area per probabili costruzioni edilizie cancellando per sempre oltre che la memoria di tale sito anche presunti reperti archeologici. A tale notizie interviene la presidente e consigliere nazionale archeoclub, Maria Rosa Vitaliti chiude il dibattito facendo un appello alle Istituzioni competenti di Catania e regionali:” non permettere la distruzione di questi preziosi ambienti ipogei che rappresentano testimonianza della memoria  storica della nostra terra di Sicilia e se sarà necessario interverremo tutti gli archeoclub della Sicilia e d’Italia”.

presidente archeoclub Italia, sede di Belpasso e Consigliere Nazionale
Maria Rosa Vitaliti

VI edizione ” Belpasso sta perdendo la memoria, salviamo il sito storico cisterna regina”

logo Archeoclub Italia

L’acheoclub d’Italia sede di Belpasso , con il Patrocinio del Comune di Belpasso, il Parco dell’Etna, Archivio di Stato di Catania, Parrocchia Maria SS.Della Guardia, ha organizzato tre giornate sul tema” Belapsso sta perdendo la memoria, salviamo il siti storico, cisterna regina, manifestazione giunta alla VI edizione.
Il primo giorno l’archeoclub , insieme agli alunni scuola media statale N.Martoglio, la Misericordia di Belpasso hanno pulito l’altarino Cisterna Regina .
La seconda giornata è stata dedicata  ai documenti chiarificatori da parte dell’Archivio di Stato di Catania su “ le regine di Sicilia: Eleonora d’Angiò e Bianca di Navarra. Coadiuvata da video la dott.ssa Anna Maria Iozzia, funzionario archivista dello Stato di Catania ha parlato su:” Eleonora d’Angiò, pia regina di Sicilia”; il direttore dell’archivio di Stato, dott.ssa Cristina Grasso ha parlato di “ Bianca di Navarra ultima regina di Sicilia”.

Le relazioni sono state intervallate dall’archeologo Pier Paolo Farace, con  canti, diciture e figuranti medievali. A fine conferenza  degustazioni di dolci e bevande medievali, tra cui la torta della regina risalente al 1300 dietro ricerche dei soci archeoclub di Belpasso.La manifestazione si conclude con la visita degli alunni della scula media Martoglio nei luoghi  dove la regina Eleonora si recava a pregare e dove morì, presso il Monastero dei Benedettini di San Nicolò la Rena, oggi parco dell’Etna, grazie  alla disponibolità del presidente , dott.ssa Marisa Mazzaglia, al già on.le Salvo Fleres, e la sig.ra Grazia Ollà, che hanno guidato i ragazzi . Sempre al monastero dei Benedettini,S.Nicolò la Rena, nell’ambito della manifestazione nazionale “CHIESE APERTE, organizzate dal MiBACT (Ministero  dei beni  e delle attività Culturali e del Turismo) e de CEI (conferenza episcopale italiana) hanno guidato e parlato dell’ex chiesa del Monastero, oggi sala conferenza, la cui immagine frontale è San benedetto.
presidente archeoclub Italia, sede di Belpasso e Consigliere Nazionale
Maria Rosa Vitaliti