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I piccoli archeologi crescono nella scuola media N.Martoglio di Belpasso

L’associazione culturale archeoclub d’Italia  Regina Eleonora D’Angiò  corte di Guardia –Belpasso , gruppo Juniores , alunni della scuola media N.Martoglio, nell’ambito delle attività del sodalizio culturale, guidati dalla presidente Maria Rosa Vitaliti  e dalla prof.ssa Grazia Maria Pitrè hanno portato il gruppo Iuniores al Parco Archeologico e museo Civico di Ramacca per provare l’esperienza degli scavi archeologici.  Guidati al Parco dalle archeologhe, dott.ssa Laura Sapuppo e Milena Gusmano , i ragazzi  per un giorno hanno imparato il mestiere di  archeologo sperimentando dal vivo l’ebbrezza dello scavo.

Ma  l’esperienza più bella è stata la decisione del gruppo archeoclub Italia Iuniores di portarsi con la loro la compagnetta disabile Stefania affermando che “  la disabilità di Stefania non deve impedirle di provare la gioia di partecipare con noi l’avventura  dello scavo ed assaporare la conoscenza dei beni culturali della nostra Sicilia “, parole che  ci hanno commosso tutti , così Stefania, grazie all’aiuto dei suoi compagni e della mamma, insegnante di sostegno e di noi tutti,  ha passato una giornata meravigliosa partecipando a tutte  le attività culturale svoltasi al Parco archeologico ed al museo di Ramacca. La giornata si è svolta  prima con la proiezione di come si esercita il mestiere di archeologo, gli strumenti che usa  e come lavora, subito dopo guidati dalle archeologhe, dott.ssa Laura Sapuppo e Milena Gusmano, che hanno conquistato  la simpatia e curiosità dei ragazzi si sono cimentati nella simulazione  di scavo  archeologico in un quadrante di terreno preparato per loro  al parco, subito  dopo abbiamo visitato  l’area della necropoli  e dell’abitato arcaico per concludere l’attività al museo civico  archeologico per toccare con mano i reperti trovati al parco archeologico  negli scavi fatti negli anni passati .

Maria Rosa Vitaliti
Presidente  e consigliere nazionale Archeoclub Area Paesi dell’Etna

Un viaggio tra i mulini ad acqua nella Valle del Simeto

BELPASSO – Nell’ambito degli appuntamenti culturali, il presidente dell’archeoclub Regina Eleonora D’Angiò di Malpasso- Belpasso ha organizzato nell’aula conferenze della scuola media statale N.Martoglio a cura del prof.re  Domenico Chisari sul tema” Mulini ad acqua nella valle del Simeto”. Rivolto ai ragazzi il prof.re Mimmo Chisari  ha sottolineato , supportato di diaporama,  questa mia ricerca è un documento  epocale  che invita a conoscere ed amare i luoghi  cari alle nostre  tradizioni civili, andare  alla ricerca  dei mulini, che ,un tempo  in piene attività  utilizzavano  la ricchezza  delle tante sorgenti che alimentavano il Simeto, mi ha dato la possibilità  di riscoprire l’identità  di una Valle , la bellezza dei suoi assolati poggi, la maestosità  dei leggendari castelli, il fascino delle sue mitiche contrade, Fata,Salinelle, Poira, Mendolito, e la ricchezza dei siti archeologici.”  Il relatore con un exursus  sui mulini  della Valle del Simeto, con foto inedite, ha messo in evidenza come l’acqua  è stao ed è un bene primario  per lo sviluppo delle civiltà.

Ha spiegato  come il fiume Simeto , importante  punto di riferimento e di viabilità nell’antichità, navigabile per lunghi tratti, è  fonte di vita per i popoli preistorici i quali, che si sono insediati  sui verdi poggi che costeggiavano la sua fertile  valle. De mulini ne parlano anche Plinio il Vecchio ( Naturalis historia, libro XVII, capit. XXII) e Palladio Rutilio ( De Rustica,T.T.XXII) ,il mulino ad acqua continua  ad essere utilizzato  durante il Medioevo ebbe una rapida  diffusione  per l’incremento dell’agricoltura  e le coltivazioni di grano e la sua trasformazione in farina, il mulino da grano a ruota orizzontale , tipico in Sicilia,  avendo piccole macine  utilizzava piccoli  volumi d’acqua  a corrente  rapida  caratteristiche  di alcuni fiumi e torrenti  .Il prof.re Mimmo Vhisari attraverso le diapositive  ha fatto viaggiare i ragazzi della scuola media N.Martoglio , gli insegnanti i soci ed i numerosi simpatizzanti tra i vecchi mulini di Carcaci, Bronte, Geraci,  di Serravalle, di Biancavilla, di Santa Maria di Licodia  di Paternò , di Adrano che sono dieci  funzionanti fino  ai primi decenni del XX sec. e utilizzati  per lo più, per macinare granaglie tra il Mulino Soprano, il Mulino Nuovo, il Mulino della Rocca, il Mulino S.Antonio, il Mulino dell’Abbadessa ed altri,  un viaggio nella memoria delle antiche tradizioni dei popoli del passato che hanno dato vita alla civiltà futura.

Maria Rosa Vitaliti
Presidente  e consigliere nazionale Archeoclub Area Paesi dell’Etna

I sogni di Margherita Bufali ed il metodo Don Bosco

Belpasso Nel Palazzo Bufali di Belpasso prendono forma i sogni di Margherita Bufali e il metodo di Don Bosco.

Maria Rosa Vitaliti e dott.ssa Iolando ScelfoIl palazzo baronale Bufali, “ magna domus cum amplis stantiis” elevato nell’alto di una timpa, nasce nel 1693, insieme con il nuovo centro urbano di Belpasso, oggi nota come la città delle cento sculture. L’arteria principale, la Via Roma, ad un certo punto si restringe per accogliere la scura mole dell’edificio, che appartenne ai baroni vassalli dei principi Moncada di Paternò. Il Palazzo è posto ad angolo tra la via Roma e la XIV Traversa, sul prospetto, si ammira un ardito balcone, con un elegante inferriata, abbellito da mensole in cui sono scolpiti suggestivi mascheroni barocchi. Essi fanno da cornice ai portali a lesene e agli architravi ciechi del piano nobile.

 da sinistra deputata regionale Gianina Ciancio, Sindaco Caputo, Vito Sapienza, Vitaliti,Scelfo, depu.regionale Alfio Papale

Due nere scalinate, oggi valorizzate con un suggestivo piano di illuminazione, si sviluppano nei muri perimetrali. Il palazzo Bufali è legato sia all’eruzione dell’Etna del 1669 che al terremoto del 1963: infatti l’eruzione del marzo del 1669 distrusse completamente Malpasso costringendo gli abitanti ad emigrare nei paesi vicini e a fondare Fenicia Moncada, aggregato urbano, che a sua volta scomparve in seguito al terremoto del 1693. Don Ferdinado D’Aragona, duca di Mont’Alto e principe di Paternò affidò allora l’incarico a Don Lorenzo Bufali di ricostruire il paese, che prese il nome di Belpasso, e il Palazzo divenne così il fulcro di tutte le attività di rilievo della cittadina siciliana.
Le ragioni che fanno di questo Palazzo un luogo di accoglienza e un simbolo di pace sono legate all’azione di sostegno e aiuto che la famiglia Bufali esercitò per quattro secoli nel supportare i cittadini in difficoltà. Ma la figura della famiglia che più incise fu quella della sua ultima discendente Margherita Bufali, chiamata anche Baronessa di Santa Lucia dal nome di un appezzamento di terreno di cui era proprietaria che aveva visto l’antico e possente casato dei Bufali tramontare definitivamente durante la prima guerra mondiale.
Infatti Margherita Bufali, rimasta nubile, decise di dedicare la sua vita alla cura delle orfanelle di Belpasso, mossa dalla sua profonda fede cristiana. Questo le diede modo, con l’aiuto del canonico Antonino Spina, di dar continuità al nome e alla tradizione caritatevole della sua famiglia. Nel 1902, con chiara disposizione testamentaria, lasciava eredi di tutto il suo ricco patrimonio le ragazze povere del paese <<dall’età di anni 6 agli anni 10, e da uscirne agli anni 18 col diritto ad un legato per maritaggio di Lire 100, per una volta soltanto. Qualora divenute grandette alcune di dette ragazze, non volessero entrare nel mondo, possono finire i loro giorni in detto Orfanotrofio ed ove si presentino casi speciali di ragazze o donne vergini, che per la loro moralità meritano e si raccomandano alla carità della religione, potrà l’Arcivescovo pro tempore ammetterle in detto Orfanotrofio.>> Questa sua volontà fu confermata con altri testamenti successivi, dal 1909 a quello del 22 Marzo del 1915, col quale stipulava una convenzione con la congregazione religiosa delle Figlie di S. Anna, aprendo il Pio Istituto nel suo grandioso palazzo, dove trovarono accoglienza le prime 22 bambine orfane.
Già da questi elementi presenti nel dossier di candidatura  inoltrato alla FICLU il 3 marzo del 2004 dalla presidente del Club per l’UNESCO di Aci Castello Iolanda Scelfo dalla Presidente dell’archeoclub di Belpasso  Maria Rosa Vitaliti risultano chiare le ragioni del riconoscimento, che avvenne con lettera a firma della Dott.ssa Marialuisa Stringa nella sua qualità di responsabile del programma  indirizzata alla presidente Scelfo datata Firenze, 12.4.2010, in essa viene riportata la motivazione sintetica del riconoscimento: “ Sono state considerate e valutate positivamente le motivazioni da voi presentate sul ruolo e l’impegno della famiglia Bufali per fare del Palazzo un luogo di incontro e di accoglienza per i cittadini; a cominciare dai tragici eventi che colpirono tutto il territorio dall’eruzione dell’ Etna del 1669 fino al terremoto del 1693, anche in connessione con la forzata emigrazione dei cittadini, in cui la famiglia Bufali si adoperò per la ricostruzione del paese  facendo del proprio Palazzo un centro di pacifica e civile convivenza. Finalità ancora accentuate dall’ultima discendente Donna Margherita Bufali affinché lo storico palazzo conservasse la sua funzione sociale”
Al di là della scelta operata dai belpassesi che fortemente vollero aderire con la candidatura del loro storico palazzo alla campagna lanciata nel 2000 dal direttore Generale dell’UNESCO Federico Mayor, ciò che rimane e che è certamente in sintonia con la campagna dei monumenti messaggeri di una cultura di pace è il vedere ogni anno nei mesi estivi le bandierine colorate che segnano a festa il cortile dello storico Palazzo lasciato dalla baronessa Margherita Bufali a favore dei bambini e delle famiglie di Belpasso con  la grande immagine di Don Bosco che campeggia dall’alto del balcone per indicare “Una nuova terapia” che permette a tutti i partecipanti all’annuale edizione del Grest salesiano di ritrovare i veri valori della vita respirando la felicità attraverso la pace. Ogni anno ci sono nuovi temi e il palazzo accoglie 150 ragazzi con le loro famiglie per vincere una grande sfida: l’accoglienza e il confronto delle diverse abilità di tutti. L’obiettivo dei Grest annuali è proprio quello di far crollare i frenetici ritmi della vita odierna che spingono sempre più le famiglie verso l’isolamento e far incontrare altre famiglie con bambini con abilità diverse che ogni giorno si scontrano con tante difficoltà burocratiche ed economiche.  La metodologia di Don Bosco, diviene per molte famiglie che sentono la crisi economica e l’isolamento un momento di luce. Nel magnifico Palazzo Bufali in questa maniera convivono in armonia e attualizzati nella realtà odierna il desiderio di Margherita Bufali di sostegno alle bambine e il metodo educativo di Don Bosco. Durante tutto l’anno il palazzo è uno spazio di aggregazione e di accoglienza dell’altro ed ospita una serie infinita di manifestazioni ed eventi allo scopo di radicare nello spirito degli uomini l’amorevolezza, la carità e la pace, tramandando alle generazioni future l’azione di sostegno dell’altro in difficoltà, così come la famiglia Bufali aveva fatto nel corso degli ultimi 3 secoli. Così giorno 22 ottobre con una cerimonia  all’insegna della semplicità il presidente della Fondazione Bufali, Vito Sapienza , Il presidente dell’Archeoclub Area Paesi dell’Etna,  la presidente del Club Unesco di Acicastello, Iolanda Scelfo , alla presenza del sindaco di Belpasso, Carlo caputo, dei deputati regione Sicilia di Belpasso, Alfio Papale e Gianina Ciancio è stata presentata ai cittadini belpassesi la targa dove  il Palazzo Bufali viene nominato “ Monumento messaggero per una cultura di pace “.

Maria Rosa Vitaliti
Presidente  e consigliere nazionale Archeoclub Area Paesi dell’Etna