Eleonora D’Angiò regina francescana di Sicilia,

dall’Argimusco alla cisterna

BELPASSO- “ Siamo qua riuniti per parlare di una donna magnifica, e per fortuna non ha niente a che vedere con i troppi  femminicidi  a cui giornalmente assistiamo, la donna di cui parleremo è Eleonora  D’Angiò, regina di Sicilia,  regina – donna ambasciatrice di pace , regina religiosissima, alla morte dello sposo, re Federico III di Sicilia , vestì l’abito monacale,  sposa dolcissima e mamma premurosa, a parlarne saranno il dott. Giuseppe Pantano ed il sacerdote della chiesa Maria SS.della Guardia di Borrello, don Angelo Pietro Lello”. A parlare è la presidente dell’archeoclub di Belpasso e consigliere nazionale, Maria Rosa Vitaliti nell’ambito della conferenza “ Eleonora  D’Angiò, regina  francescana di Sicilia, dall’Argimusco alla cisterna” che si è  svolta nei locali del Club Progressista  con la coreografia medievale grazie all’associazione “ La Corte d’Aragona” guidata dall’architetto Arturo Tinnirello.

Dopo i saluti dell’assessore alla cultura, Barbara Laudani, dell’on.le  Alfio Papale e dal presidente del parco dell’Etna , Marisa Mazzaglia ha preso la parola il relatore Giuseppe  Pantano  sottolineando come la religiosità di  Eleonora risale a tutta la dinastia  angioina di Francia  dalla quale ebbe origine il ramo angioino di Napoli. Ha ricordato  lo zio di Eleonora S.Luigi IX re di Francia, patrono del terz’Ordine  Francescano e del fratello della regina, S.Ludovico , frate minore e divenuto giovanissimo  vescovo di Tolosa rinunciando  al trono di Napoli. Il dott. Giuseppe Pantano ha anche  evidenziato come anche da parte della madre di Eleonora  vantava congiunti  con l’altra Patrona  del Terz’Ordine  Francescano Secolare , S.Elisabetta  d’Ungheria. Eleonora D’Angiò  fu donna di pace, il suo matrimonio, celebrato  nella cattedrale di Messina , il 26 maggio  1303,  con  Federico III d’Aragona, re di Trinacria ,  era già previsto a suggello della pace tra gli angioini di Napoli  e gli Aragonesi di Sicilia dopo la lunga guerra  dei Vespri ( 1282), dal trattato  a Caltabellotta  ( 1302). Così , ha concluso il relatore Pantano, dopo la morte del suo sposo ,re Federico III nel 1337 nei pressi di Paternò , Eleonora si ritirò in una piccola villa  ai piedi dell’Etna, denominata “ Cisterna regina” nel Casale di Guardia, recandosi a pregare nel vicino monastero  dei benedettini  di S.Nicolò l’Arena , oggi parco dell’Etna, ove morì il 9-8.1943. Don Angelo Lello  ha messo in luce  come il villaggio  La Guardia  sia di origine normanna ma conferma  come la regina Eleonora  frequentò questi  luoghi. Infatti, Padre Lello facendo riferimento  al priore  don Bartolomeo Taverna di Paternò, primo scrittore delle cronache del monastero di San Nicola l’Arena”, dal suo  “ Chronicon” tradotto  dal   prof. Fallica  si evidenzia come Eleonora “dopo la morte del re Federico III , per i malanni  della vecchiaia , nel Bosco di Paternò di cui era  < specialis > Signora in un luogo che in vernacolo si chiama Casale della Guardia, dove vi sono abitazioni terranae e acque fluviali che in dialetto son dette Gurna della regina  e da li  frequentava il Monastero che dista circa 8 miglia”. A fine conferenze , la presidente dell’archeoclub , Maria Rosa Vitaliti e l’architetto  Arturo Tinnirello consegnano  targhe ricordo ai relatori , in particolare la presidente dell’archeoclub ha  dato una targa ricordo a  Veneranda Caruso, moglie di Venerando Bruno, scrittore e ricercatore appassionato di storia patria, tra cui anche i luoghi della regina Eleonora. Ai numerosi ospiti sono stati offerte bevande e dolci medievali.
Il Presidente  Archeoclub sede di Belpasso e Consigliere Nazionale
Maria Rosa Vitaliti

ArcheoClub – Passeggiata studio

La presidente dell’archeoclub di Belpasso,  Maria Rosa Vitaliti, nell’ambito delle passeggiate – studio, sabato mattina ha guidato un numeroso gruppo di Sicilia antica di Mascalucia, con Nunzio Condorelli, Francesco Zappalà ed altri  e soci archeoclub, Orazio Fogliani , a visitare i ruderi di Fenicia Moncada e la basilica  tardo medievale  a Valcorrente, contrada Grammena del territorio di Belpasso e nel quartiere di Piano Tavola.
Fenicia Moncada è la località dove si è recato il popolo di Malpasso dopo la sua distruzione , insieme ad altri paesi etnei , con l’eruzione del vulcano Etna nel 1669; popolo che , dopo essere stato decimato dalla malaria per i luoghi paludosi si è si è  allontanato definitivamente dopo il terribile terremoto del 1669, recandosi definitivamente nella attuale Belpasso. Camminando ancora nella zona . La passeggiata continua verso la “ basilica tardo medievale” le cui indagini archeologiche, su segnalazione del compianto Venerando Bruno,  condotte nel 2007  seguite  dalla dott.ssa  E.Bonacini  con la direzione  tecnica  della dott.ssa M Turco della soprintendenza ai BB.CC.AA di Catania, hanno portato alla luce , in un’area di preesistente insediamento rurale di età ellenistica ( IV-II scl.a.C)una grande fattoria romana caratterizzata da molteplici fasi di vita dal II al VII sec.d.C. Infine in età tardo-bizantina,tra l’VII e gli inizi del IX sec.d.C, laddove sorgeva la fattoria romana fu costruita una basilica a pianta longitudinale con tre navate divise da pilastri e nartece frontale. Basilica successivamente modificata per poi essere abbandonata  e trasformata  in un deposito di pietrame. Ebbene , il gruppo,trovando il recinto  attorno alla basilica manomesso, recatosi a visitare la basilica si è accorto che ,in uno degli scavi condotti dalla soprintendenza ci sono segni evidenti di tentativi  di scavi abusivi, di cui subito la presidente dell’archeoclub, Maria Rosa Vitaliti, ha segnalato alla soprintendenza, all’archeoclub nazionale di Roma ed al sindaco di Belpasso, chiedendo la video sorveglianza per il sito.

Presidente Archeoclub Belpasso e Consigliere Nazionale
                               Maria Rosa Vitaliti

ArcheoClub Belpasso “conferenza”

BELPASSO– Nell’ambito degli appuntamenti mensili , sulla conoscenza , tutela  e valorizzazione del proprio territorio, la presidente  della locale sede  Archeoclub  di Belpasso e Consigliere Nazionale, Maria Rosa Vitaliti, nell’Auditorium della scuola media statale Nino Martoglio, ha presentato ai numerosi alunni e rispettivi genitori, docenti, soci e la preside Anna Spampinato( nella foto con il relatore , prof. Domenico, Chisari, e la pres. Maria Rosa Vitaliti), l’assessore alla cultura , Barbara Laudani, il prof.. Domenico Chisari che, supportato da diapositive, ha illustrato “ Le Salinelle: beni archeologici, scientifici ed ambientali del nostro territorio, conoscere per tutelare”. Il relatore, Prof. Domenico Chisari, dopo avere fatto   un exursus fotografico sulle Salinelle di S. Marco di Paternò, di San Biagio, a sud-est di  Belpasso, in contrada Vallone Salato, le Salinelle del Fiume, ha spiegato che sono orifici di origine vulcanica. Le Salinelle di San Biagio sono piccoli coni con emissioni di vapore acqueo in ebollizione misto a terra e fanghi, ricchi di  sali di sodio , magnesio ed idrocarburi . L’elevata salinità  delle acque e fango emesse comporta un paesaggio con assenza di vegetazione.Le salinelle di Paternò, a differenze  delle Salinelle di San Biagio di Belpasso, sono più estese.   Secondo alcuni studiosi , la genesi di questi vulcanetti  è quella di natura  magmatica. Il  riscaldamento  prodotto sulle acque delle falde profonde, insieme ai gas  che si liberano dal magma  in raffreddamento sarebbe la causa primaria della risalita  delle acque che, divenute più leggere , s’incanalano nelle spaccature ( o faglie)  fino a raggiungere la superficie. In molti , inoltre hanno notato che questi fenomeni , con getti d’acqua che raggiungano alcuni metri d’altezza, si verifichino in concomitanza con l’attività eruttiva dell’Etna.   Secondo studi e testimonianze antiche, sottolinea il prof. Domenico Chisari,  pare che il fango delle Salinelle abbiano proprietà terapeutiche, infatti nel passato venivano utilizzate per curare sia l’uomo che gli animali  per distorsioni , cicatrizzazioni  di ferite, patologie di tipo reumatico . Le Salinelle del fiume  Simeto , continua il relatore, differenziano da quelle di San Biagio e di Paternò , perché sono  caratterizzati  dai microvulcanetti  che emettono grande quantità di ossidi di ferro, ricoprendo   il suolo  di una colorazione   rosso-sangue. IL prof. Domenico Chisari conclude la sua video conferenza sottolineando come  tutte e tre le Salinelle hanno ospitato insediamenti umani fin dai tempi della preistoria. Da vari scritti si evince che in queste manifestazioni i popoli preistorici riconoscevano la materializzazione di divinità, citate dallo storico greco di Agira Diodoro Siculo, vissuto tra Cesare  ed Augusto, che nell’XI libro della sua biblioteca storica  scrive” per prima cosa vi sono crateri che (…..) emettono sorgenti impetuose  da un’indicibile profondità(….); l’emissione  delle acque è così stupefacente  da sembrare che l’avvenimento sia dovuto ad una forza divina”¸ ed ancora il canonico Giuseppe Recupero, nella Storia naturale e generale dell’Etna , descrive le Salinelle come” piccole fontane che sembrano a prima giunta di una natura assai strana e meravigliosa(….) così sorprendenti , che se mi fosse lecito, vorrei chiamarle con un nuovo e specioso titolo Vulcani d’acqua”.
Il Presidente sede locale di Belpasso
Giornalista Maria Rosa Vitaliti

La Sicilia da valorizzare